venerdì, 06 novembre 2009, ore 07:52
“Libri, con-tatto” è il nome del contenitore scelto da Salvatore Vozza e Gianpaolo Valitutti, sindaco ed assessore alla cultura del comune di Castellammare di Stabia, per la rassegna letteraria che avrà luogo, da novembre a dicembre prossimi, nelle splendide sale restaurate dell’antico Palazzo reale di Quisisana e che avrà come direttore artistico Vincenzo Aiello, giornalista de la pagina culturale de Il Mattino. Due le ragioni-obiettivi: “quella di riportare alla fruizione pubblica il Palazzo reale di Quisisana, un monumento storico-artistico che fa parte della Storia d’Italia”. Ed anche quella “di legare quest’evento già culturale in sé con la rassegna letteraria e con un altro modo di entrare in relazione con gli altri, parlando di libri”. La rassegna è promossa anche da Leopoldo Spedaliere, presidente della Tess Costa del Vesuvio, che sta attuando per conto della Regione Campania il progetto “Il Vesuvio e la sua Costa, dal mare al vulcano tra arte, cultura e sapori” che sfocerà nella presentazione di una Guida turistica dedicata ai siti più belli della costa. Si tratta di una pubblicazione pratica da usare, bilingue, di facile lettura, maneggevole, ricca di curiosità sugli usi ed i costumi, le tradizioni, gli venti. E proprio in occasione della rassegna letteraria “libri con-tatto” la Tess Costa del Vesuvio S.p.A. il 13 e 20 dicembre presenterà la Guida turistica. Il cartellone vede assieme scrittori meridionali già affermati nel fluido campo della narrativa nazionale, e si aprirà domenica 8 novembre (ore 10.30, Palazzo reale di Quisisana) con “Isole senza mare (Guanda)” di Antonella Cilento che sarà presentata da Emma Giammatei. Sabato 14 novembre, (ore 10.30, Palazzo reale di Quisisana), Francesco Durante, presenterà l’ultimo libro del potentino Gaetano Cappelli, “La vedova, il Santo ed il segreto del pacchero estremo (Marsilio)”. Domenica 15 novembre (ore 10.30, Palazzo reale di Quisisana) sarà la volta dell’autrice partenopea Miranda Miranda e del suo “Per diverse acque (Avagliano)”, relatrice Antonella Del Giudice ed Antonio Carosella. Domenica 22 novembre (ore 10.30, Palazzo reale di Quisisana) Antonio Ferrara presenterà il giornalista-scrittore Pietro Treccagnoli ed il suo “Non sono mai partito (Centoautori)". Domenica 29 novembre (ore 10.30, Palazzo reale di Quisisana) lo scrittore stabiese Alessandro Di Nocera ci parlerà di “Perché no (Perdisa)” de la giornalista-scrittrice pugliese Cristina Zagaria. Domenica 6 dicembre (ore 10.30, Palazzo reale di Quisisana) lo scrittore umoristico Pino Imperatore presenterà l’ultima puntata della saga del commissario Ricciardi “Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi (Fandango)”, successo editoriale di Maurizio De Giovanni. Il 13 dicembre (ore 10.30, Palazzo reale di Quisisana) Ottavio Ragone ed il docente di Economia presso l’Università del Sannio, Emiliano Brancaccio, presenteranno il testo “Terre in disordine, racconti e immagini della Campania di oggi (Minimum fax)” scritto da Maurizio Braucci e Stefano Laffi, un’indagine sociologica che nasce dall’esperienza di “Punta Corsara” e della compagnia teatrale “Arrevuoto”. Domenica 20 dicembre (ore 10.30, Palazzo reale di Quisisana) la giornalista de “Il Mattino”, Donatella Trotta, presenterà il nuovo testo dello scrittore casertano Antonio Pascale, “Qui dobbiamo fare qualcosa. Sì, ma cosa (Laterza)?” della recente collana “Contromano”.
sabato, 31 ottobre 2009, ore 08:51
lunedì, 26 ottobre 2009, ore 17:42
di Eduardo Di Blasi www.unita.it
Gabbiani, ruspe e camion sopra una montagna di immondizia. Provincia di Caserta, località San Tammaro, sito di «Maruzzella 3». Un mezzo compattatore del comune di Bacoli (Na) esce dal «sito di interesse strategico nazionale» di fronte a noi. Siamo su una strada provinciale, affacciati su questa discarica a cielo aperto abitata da uomini e gabbiani. Piove. Saremo a mezzo chilometro in linea d’aria. Sono le tre del pomeriggio. Passa una camionetta con a bordo alcuni militari. Fa un’inversione a «U».
Scende un soldato. Vuole sapere che ci facciamo qui con notes, macchine fotografiche e telecamere. Chiede lumi al proprio comando per sapere se si possa riprendere la montagna di immondizia. «No, non sono all’interno del perimetro... », chiarisce al suo interlocutore. La terminologia militare ha un che di grottesco: stiamo parlando pur sempre della montagna puzzolente sorvolata da gabbiani che abbiamo di fronte. «È tutto ok», sentenzia. Possiamo continuare. Nessuno sequestrerà girato o taccuini alla stampa estera, arrivata, a distanza di due anni dal primo «SpazzaTour», a vedere cosa accade in concreto nella «soluzione» del problema rifiuti in Campania.
Dietro il bluff dell’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra che oggi brucia una quantità minima di rifiuti senza fornire un solo megawatt di corrente alla rete elettrica (alla quale non è collegato) e con una raccolta differenziata ancora da inventare in molte province, sono i luoghi come «Maruzzella» ad accogliere la spazzatura campana. Discariche militarizzate che da Savignano (Av), a Chiaiano (Na), da Serre (Sa) a Terzigno (Na), in pieno Parco Nazionale del Vesuvio e in zona evidentemente vulcanica, sono e verranno riempite di spazzatura nelle settimane a venire, in barba a qualsiasi norma ambientale praticata in Europa (Italia compresa).
Eccola la soluzione, «il retro della cartolina» per dirla con Nicola Capone, giovane professore di Storia e membro del Co.re.ri, il Coordinamento regionale dei rifiuti della Campania nato dalla buona pratica dei movimenti ambientalisti e dell’Assise di Palazzo Marigliano. Accompagnati dai ragazzi e dai professori che si sono tassati per pagare il bus che da Roma ci ha condotti qui, i colleghi esteri, capitanati dal segretario Yossi Bar, hanno visto uno scenario inedito. Quello di uno Stato che militarizza le discariche e non controlla i luoghi dove la malavita sversa quotidianamente tonnellate di rifiuti pericolosi. Dopo la visita obbligatoria al «sito di stoccaggio provvisorio» di Taverna del Re, nel giuglianese, dove le «ecoballe» non a norma stazionano «provvisoriamente» dal 2006, nella quantità di sei milioni di tonnellate, eccola la vera emergenza campana.
Sono i rifiuti speciali, quelli che si trovano nelle strade di campagna. Nell’entroterra di Lusciano, i piedi nel fango, i colleghi della stampa estera si avviano in una zona di vecchia cava che costeggia la bretella che porta a Pomigliano d’Arco. In mezzo alle coltivazioni, polveri di amianto, sabbie combuste, i soliti panni che servono a contenere le detonazioni dei liquidi industriali in quella che è ancora la «terra dei fuochi».
Eppure è davanti ai Regi Lagni, i canali costruiti dai Borbone che corrono per le campagne casertane irrigando campi di pere e di pesche, che gli ultimi nodi dello smaltimento campano vengono al pettine. È qui, che, ammassati sugli argini del canale che sfocia nel mare di Castel Volturno, si contano i residui delle lavorazioni provenienti dalla raccolta differenziata.
Massimo De Gregorio, vicepresidente del Comitato emergenza rifiuti di Caserta, spiega alla collega ceca: «Questi sono gli scarti della lavorazioni delle plastiche e dei cartoni. Sono materiali pericolosi. Contengono metalli pesanti». E che ci fanno qui? Aspettano che il livello dell’acqua si alzi. Poi saranno trasportati ad inquinare campagne e coste. A quel punto l’argine si sarà liberato e si potranno portare nuove scorie. Accade così da cinque anni. Anche oggi. Che l’emergenza è «risolta».
giovedì, 15 ottobre 2009, ore 16:09
venerdì, 02 ottobre 2009, ore 19:30
mercoledì, 30 settembre 2009, ore 19:04
Si apre ad ottobre il quindicesimo anno accademico dell'Unitre, Università delle Tre Età della Penisola Sorrentina. Le assemblee di apertura sono programmate per le ore 17nelle sedi operative della Penisola nel seguente ordine:
5 ottobre a Piano di Sorrento,
9 ottobre a Vico Equense,
19 ottobre a Meta,
24ottobre a Sorrento,
26 ottobre a Massa Lubrense.
Sono in corso le iscrizioni al nuovo anno. La quota di tesseramento resta invariata a €28,00.
venerdì, 25 settembre 2009, ore 10:48
venerdì, 25 settembre 2009, ore 10:36
Dal 1 al 31 ottobre presso il Chiostro di San Francesco verrà allestita DIVERSABILARTE prima rassegna artistica sul tema della diversabilità.
Opere di 30 artisti che variano dalla pittura alla scultura passando per la fotografia.
Un'occasione davvero importante per riflettere su un tema spesso messo da parte, in un'avvenimanto artistico che si pone all'avanguardia nel circuito culturale della penisola sorrentina.
Per info:
http://informagiovanisorrento.blogspot.com

mercoledì, 23 settembre 2009, ore 18:14
di GIUSEPPE D'AVANZO
DINO BOFFO, direttore dell'Avvenire, si è dimesso e non tiene conto discutere del sicario. È stato pagato per fare il suo sporco lavoro, se l'è sbrigata in fretta. Ora se ne vanta e si stropiccia le mani, lo sciagurato. Appare oggi più rilevante ricordare come è stato compiuto il delitto; chi lo ha commissionato e perché; quali sono le conseguenze per noi tutti: per noi che viviamo in questa democrazia; per voi che leggete i giornali; per noi che li facciamo.
Dino Boffo è stato ucciso sulla pubblica piazza con una menzogna che non ha nulla a che fare - né di diritto né di rovescio - con il giornalismo, ma con una tecnica sovietica di disinformazione che altera il giornalismo in calunnia. Il mondo anglosassone ha un'espressione per definire quel che è accaduto al direttore dell'Avvenire, /character assassination/, assassinio mediatico. Il potere che ci governa ha messo in mano a chi dirige il /Giornale/ del capo del governo - una sorta di autoalimentazione dell'alambicco venefico a uso politico - un foglio anonimo, redatto nel retrobottega di qualche burocrazia della sicurezza da un infedele servitore dello Stato. C'era scritto di Boffo come di "un noto omosessuale attenzionato dalla Polizia di Stato". L'assassino presenta quella diceria poliziesca come un fatto, addirittura come un documento giudiziario.
È un imbroglio, è un inganno. Non c'è alcuna "nota informativa". È soltanto una ciancia utile al rito di degradazione. L'assassino la usa come un bastone chiodato e, nel silenzio degli osservatori, spacca la testa all'errante. L'errore di Boffo? Ha criticato, con i toni prudentissimi che gli sono propri e propri della Chiesa, lo stile di vita di Silvio Berlusconi. Ha lasciato che comparissero sulle pagine del quotidiano della Conferenza episcopale l'amarezza delle parrocchie e dei parroci, il disagio dei credenti e del mondo cattolico più popolare dinanzi all'esempio di vita di Quello-Che-Comanda-Tutto.
Ora che c'è un morto, viene il freddo alle ossa pensare che anche una prudente critica, una sorvegliata disapprovazione può valere, nell'infelice Paese di Berlusconi, il prezzo più alto: la distruzione morale e professionale. Ma soltanto le prefiche e gli ipocriti se ne possono meravigliare. Da mesi, il presidente del Consiglio ha rinunciato ad affermare la legittimità del suo governo per mostrare, senza alcuna finzione ideologica, come la natura più nascosta del suo potere sia la violenza pura. Con l'assassinio di Dino Boffo, prima vittima della "campagna d'autunno" pianificata con lucidità da Berlusconi (ha lavorato a questo programma in agosto dimenticando la promessa di andare all'Aquila a controllare i cantieri della ricostruzione), questa tecnica di dominio politico si libera di ogni impaccio, di ogni decenza o scrupolo democratico.
Berlusconi decide di muovere contro i suoi avversari, autentici e presunti, tutte intere le articolazioni del multiforme potere che si è assicurato con un maestoso conflitto d'interesse. Stila una lista di nemici. Vuole demolirli. Licenzia quelli tra i suoi che gli appaiono pirla, fessi, cacaminuzzoli. Vuole sicari pronti a sporcarsi le mani. È il padrone di quell'industria di notizie di carta e di immagini. Muove come vuole. È anche il presidente del Consiglio e governa le burocrazie della sicurezza (già abbiamo visto in un'altra stagione i suoi servizi segreti pianificare la demolizione dei "nemici in toga").
Il potere che ci governa chiede e raccoglie nelle sue mani le informazioni - vere, false, mezze vere, mezze false, sudicie, fresche o ammuffite - che possano tornare utili per il programma di vendetta e punizione che ha preparato. Quelle informazioni, opportunamente manipolate, sono rilanciate dai giornali del premier nel silenzio dei telegiornali del servizio pubblico che controlla, nell'acquiescenza di gruppi editoriali docili o intimiditi. È questo il palcoscenico che ha visto il sacrificio di Dino Boffo ordinato da Quello-Che-Comanda-Tutto.
È la scena dove ora salmodiano il coro /soi-disant/ neutrale, le anime fioche e prudenti in cerca di un alibi per la loro arrendevolezza, gli ipocriti in malafede che, riscoprendo fuori tempo e oltre ogni logica la teoria degli "opposti estremismi" mediatici, accomunano senza pudore le domande di /Repubblica/ alle calunnie del /Giornale/; un'inchiesta giornalistica a un rito di degradazione sovietico; la vita privata di un libero cittadino alla vita di un capo di governo che liberamente ha deciso di rendere pubblica la sua; la ricerca della verità all'uso deliberato della menzogna.
È questa la scena che dentro le istituzioni e nel Paese dovrebbe preoccupare chiunque. Per punirlo delle sue opinioni, un uomo è stato disseccato, nella sua stessa identità, da una mano micidiale che ha raccolto contro di lui il potere della politica, dello Stato, dell'informazione, dei giornali di proprietà del premier usati come arma politica impropria. Nei cromosomi della democrazia c'è la libertà di stampa e, come si legge nell'articolo 21 della Costituzione, "il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero". È questa libertà che è stata umiliata e schiacciata con l'assassinio di Dino Boffo. Lo si vede a occhio nudo, anche da lontano. "Un giornalista è l'ultima vittima di Berlusconi", scrive il /New York Times/. Chi, in Italia, non lo vuole vedere e preferisce chiudere gli occhi è un complice degli uccisori e di chi ha commissionato quel /character assassination/.
(4 settembre 2009)
venerdì, 18 settembre 2009, ore 11:05
L'Associazione onlus Il Colibrì è lieta di presentare la sua socia nuovissima
miss Lia Coppola